VIA DELLO STRUZZO … VIA DELLE PRIGIONI … VICOLO DELLA PADELLA …

Gentile Professore,
Sono un giovane assiduo frequentatore del suo Blog, e dopo che lo scorso anno ho con entusiasmo seguito sulle pagine di Archiwatch il dibattito relativo alla “Moretta”, scaturito in particolare dai progetti dei cosidetti 7 Architetti,  ho riflettuto sulla possibilitá di considerare tale tema fulcro della mia tesi.
Ne e´nato cosí un lavoro di ricerca durato un semestre e correlato dalla Professoressa Petra kahlfeldt presso la Beuth Hochschule für Technik di Berlino, che mi ha visto impegnato con una vasta scelta  di documenti  che hanno portato a un Scritto su questo luogo e le sue problematiche. La logica conseguenza é stato un elaborato progettuale che desse una risposta a tali pensieri.
Difficilmente potrei riassumere qui i miei Intenti, ma il lavoro si é prodigato a una vera e propria ricostituzione ideale della topografia precedente; tenendo presente altresí  le attuali disposizioni della Soprintendenza ai Beni culturali di Roma e tutelando parte dei rinvenimenti archeologici.
Con tale ricostituzione si intende una rilettura in chiave moderna della situazione Topografica (Via dello Struzzo, Via delle Prigioni, Vicolo Padella, Piazza Padella )  che ha come punto di partenza  in primo luogo la consapevolezza dell ímpossibilitá di occupare con un unica cubatura un lotto di quasi 5000 mq; sul quale oltretutto in precedenza  si trovavano piú di una dozzina di case.
In secondo luogo l assurditá del caratterizzare questo vasto spazio attraverso un solo linguaggio architettonico di un progettista.
Qui di seguito un link che fa riferimento alla pagina Web in cui riassumo brevemente il progetto

http://robertozitelli.weebly.com/via-giulia.html

Se dovessi aver destato il suo interesse sarei lieto di inviarle altro materiale.
Distinti  Saluti

Roberto Zitelli

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10 risposte a VIA DELLO STRUZZO … VIA DELLE PRIGIONI … VICOLO DELLA PADELLA …

  1. andrea ha detto:

    mi piacerebbe sapere anche che ne pensa il professor Mazzola che ha studiato a lungo quel luogo.

  2. Ctonia Lobotomika ha detto:

    Mi sembra un buon lavoro di tesi, bravo, lo guarderò con attenzione nel tuo link.
    saluti
    c

  3. LdS ha detto:

    un bel lavoro…

  4. ettore maria mazzola ha detto:

    Se si vuole un parere anche sullo scritto, il testo in tedesco andrebbe tradotto in italiano, se invece “da bravi architetti” – abituati a non leggere i testi e guardare le immagini – si pretende un parere limitato a queste ultime, allora posso dire che il progetto non abbia bisogno di molti commenti. A mio giudizio il progetto è assolutamente inadeguato al luogo; un tipico progetto figlio di una visione ideologica e storicista della realtà.
    Se vogliamo possiamo dire che il progetto sembra essere uscito dalla mano di un bravo teorico (ma pessimo progettista) degli anni ’70, tanto caro a qualcuno di mia conoscenza, a conferma che la “falsificazione della storia” risulta essere un problema limitato all’unica storia con cui non si è in grado di confrontarsi.
    Sono certo che Zitelli sia stato “guidato” dalla professoressa tedesca (che dubito seriamente conosca un minimo dell’architettura di via Giulia) affinché evitasse il dialogo corretto con il luogo che, credo, Zitelli sarebbe stato in grado di instaurare.
    Quello che però non posso fare a meno di criticare è la contraddizione tra le parole di Zitelli e il suo progetto.
    Egli dice: “In secondo luogo l’assurditá del caratterizzare questo vasto spazio attraverso un solo linguaggio architettonico di un progettista”.
    A me sembra che il risultato del progetto sia proprio quello di un unico linguaggio (assolutamente inadeguato) scaturito dalla mano di un unico progettista che si fa beffa del contesto!
    Un unico progettista può tranquillamente progettare due isolati costituiti di tanti edifici, può farlo liberamente variando sull’articolazione dei volumi e delle facciate, senza che la cosa causi danno a nessuno … per esempio si pensi all’isolato di Palmerini in Piazza Tuscolo o al Lotto 8 di Plinio Marconi alla Garbatella!
    Ergo ci troviamo davanti a delle parole inadeguate, poste a difendere preventivamente un progetto inadeguato … qui si predica bene e si razzola male!
    L’unica soluzione per quel luogo è, e rimane, la ricostruzione filologica dei lotti, che non può limitarsi all’impianto planimetrico (visibile ed apprezzabile solo dal satellite), ma deve necessariamente estendersi alle volumetrie visibili.
    Cordiali saluti
    Ettore

  5. Azigmut ha detto:

    Questa è la mia proposta per la riprogettazione della Moretta.

  6. Roberto ha detto:

    Quando dico che sia assurdo caratterizzare questo vasto spazio attraverso un solo linguaggio architettonico mi riferisco al fatto che Via Giulia é permeata da una forte eterogeneitá architettonica. Se si osserva il complesso scolastico Piacentiniano é interessante notare come a mio parere la facciata delle scuole medie adiacente alla chiesa Spirito Santo dei Napoletani rappresenti un interessante “variazione” nel panorama stradale . Ma osservando il lato opposto, nonostante gli sforzi di differenziarlo attraverso volumi e altezze , l appartenenza allo stesso Architetto rimane evidente. Con questo non posso dire se sia giusto o sbagliato tale atteggiamento, ma ritengo di gran lunga piú interessante che un cosí vasto spazio diventi luogo di incontro per molteplici scritture architettoniche cosí come é avvenuto per tutta la via.
    E` chiaro che l edificio a L abbia “un unico linguaggio”, é pur sempre frutto di un espressione progettuale personale e cosí credo debba anche essere; ma la situazione Urbana che si viene a creare con gli altri due corpi (il primo adibito ad abitazione ed il secondo presso il rumoroso lungotevere ad uffici ) lasciano Spazio ad altri Architetti. Nei prospetti di Via Giulia Infatti oltre alle cubature non vengono delineate le facciate.
    Uno sguardo piú attento mostra come sempre l edificio a L accostato a via delle prigioni nella sua lunghezza sia composto da due volumi ben distinti che permettono per cosi dire due “volti” differenti affacciati uno su via Giulia ed uno sul Lugotevere.
    Qual´é il contesto al quale si fa riferimento in Via Giulia; é forse la grandezza di Proporzioni delle carceri nuove di Antonio del Grande,o quella delle “case di Raffaello” presso San Giovanni dei Fiorentini, Il Borrominiano Palazzo Falconieri o forse ancora le strutture in parte medievali sull altura dei Planca Incoronati. La bellezza di Via Giulia é la sua “stratificazione” architettonica;e´ pertanto necessario che in un luogo tale si possa essere testimoni del proprio tempo senza rompere con il passato. (un esempio a mio modesto parere puo esserlo la biblioteca Lateranense a Roma)
    Il contesto al quale si vuole fare riferimento (oltre a rapportare le dimensioni dei Volumi con gli edifici prospicenti ) é quello della materialitá delle Carceri Nuove e del Liceo Virgilio ; le costruzioni massive che attraverso le loro aperture mostrano la loro profonditá sono anche testimonianza di peculiaritá costruttive del passato. E´anche per questo che si scelgono facciate massive che raggiungono uno spessore di 50 cm circa.
    La professoressa Kahlfeldt ha ricevuto la borsa di studio presso l´Accademia Tedesca di Roma a Villa Massimo nel 1997, pubblicando un breve lavoro dal titolo “Un progetto per Via Giulia”.

    Distitinti saluti
    Roberto

    • ettore maria mazzola ha detto:

      caro Roberto,
      questo non vuole essere un attacco personale, ma un aiuto a riflettere sulle cose che si dicono e si fanno, spesso a causa di un’educazione universitaria distorta.
      Se il risultato è questo, e se si è profondamente convinti (nonostante le evidentissime contraddizioni tra il dire e il fare) della validità di un siffatto progetto per quel luogo, devo ritenere che la professoressa Kahlfeldt non abbia capito nulla di via Giulia e, di conseguenza, non sia stata in grado di guidarla correttamente.
      Lei fa un elenco delle architetture e degli architetti di via Giulia, e sostiene – erroneamente – che ci sia qualcuno voglia imporre un unico linguaggio.
      Se è vero che lungo via Giulia si siano avvicendati progettisti diversi, è altrettanto vero che ognuno di loro ha saputo lavorare in armonia con ciò che ha trovato … e questo non è successo solo in via Giulia, ma in tutto il centro storico di Roma, e in tutte le città del mondo, finché degli individui in malafede non hanno imposto, grazie agli interessi dell’industria automobilistica ed edilizia che li sponsorizzava, un nuovo modo di realizzare edifici strafottenti. Se pone attenzione agli edifici che lei menziona, noterà che la grammatica, i rapporti proporzionali, le cromie, le articolazioni volumetriche, i materiali, ecc., nonostante le notevoli differenze, risultano perfettamente integrati tra loro, perfino l’ipertrofica struttura delle Prigioni non disturba se vista nel complesso, perché il linguaggio è lo stesso, sebbene diversamente articolato.
      E’ come se diversi strumentisti si fossero uniti per suonare insieme, con strumenti differenti, la stessa melodia, prima la viola, poi il violoncello, poi i violini, poi un’oboe, e così via … l’inserimento del suo progetto equivale ad una drammatica rottura di quella melodia, operata con presunzione nel vano tentativo di poter emergere positivamente da quella massa stratificata e armoniosa.
      Questo è ciò che irrita la gente comune, gente che, notoriamente, viene ritenuta ignorante perché non apprezza, e afferma di non comprendere, l’architettura contemporanea.
      Quando lancia delle accuse mal articolate, lei dovrebbe imparare a distinguere tra “unitarietà” e “uniformità”. Laddove la prima è auspicabile, la seconda andrebbe rigorosamente evitata … purtroppo il suo progetto risulta pesantemente uniforme!
      Non basta venire a fare delle lezioni di storia per poter convincere della validità di un’opera monotona e astrusa, che nulla ha a che fare con il contesto per il quale è stata proposta.
      Visto che, da quando mi sembra di capire, lei si sta affacciando solo ora a questo mondo di squali che è la professione dell’architetto, le suggerisco vivamente di imparare ad essere più umile ed accettare le critiche che un intervento del genere attira.
      Se a lei interessa fare questo genere di architettura, che lo vada a fare altrove che non in via Giulia.
      Se ci avesse raccontato che il progetto era per viale Marconi, o per la Magliana, o dove meglio crede, non penso che nessuno le avrebbe mosso alcuna critica.
      Nel mio caso specifico, sebbene non possa ritenerla la mia architettura preferita, non avrei avuto nulla da obiettare perché, sicuramente, non sarebbe andata a disturbare lo stato attuale dei luoghi, semmai lo avrebbe migliorato. Ma via Giulia è via Gulia, e un’opera del genere non potrà mai raccogliere il consenso di nessuno che non abbia dovuto preventivamente subire il lavaggio del cervello della facoltà di architettura

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