TROPPE REGOLE INUTILI … ANZI DANNOSE …

Pietro Pagliardini commented on L’ARCHITETTO E’ “CREATIVO” …

“aldofree, perchè no! Sempre il mio saggio amico Danilo Grifoni dice che una cosa è l’urbanistica altra cosa è il soddisfacimento di bisogni reali dei cittadini che hanno casa. Per la prima è necessaria una figura specialistica, ma che non esclude il concorso dei cittadini, per i secondi occorrono regole semplici che lascino massima libertà. Volgarizzando, della serie: chette serve fra’? Una camera in più? Falla. E’ urbanistica questa? Cosa ci impedisce di seguire questa regola? Le troppe regole, ma soprattutto la rinuncia al rischio: rischio terremoto, rischio energetico, rischio igienico-sanitario. Rischio morte in sostenza. Lo stato non accetta rischi per i propri cittadini, con ciò di fatto, possedendoli. E ci ha insegnato che non dobbiamo accettare rischi. Noi non apparteniamo più a noi stessi ma allo stato che ci vuole tutelare per forza con il servizio sanitario, la protezione civile, gli psicologi. Tutte conquiste, si dirà. in parte è vero. Fino a quando, a forza di rifiutare rischi, tutto questo ci mancherà all’improvviso, fino a quando non saremo più sull’orlo ma nel fondo del baratro, suicidati da soli, uccisi dalla nostra insipienza, dalle regole che ci siamo imposti e che l’Europa ha amplificato. Allora ci renderemo conto che può valere la pena costruirsi una casa da soli, o anche con l’aiuto di un architetto, ma senza inutili montagne di carte, senza inutili regole burocratiche. Allora daremo importanza alle cose vere, non alle cazzate che ci siamo imposti e ci renderemo conto che anche il rischio della morte rientra nelle possibilità, va affrontato, visto che comunque non si può sfuggire.
Esagerazioni? Può darsi, anzi lo spero, ma leggendo Ida Magli, Dopo l’Occidente, mi sembra di essere stato molto ottimista. Temo però abbia ragione lei
Pietro

About these ads
Questa voce è stata pubblicata in Architettura. Contrassegna il permalink.

3 risposte a TROPPE REGOLE INUTILI … ANZI DANNOSE …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    giusto Pietro,
    ma c’è un’aggravante che t’è sfuggita:
    in queste città dove noi, per “ragioni di sicurezza”, non apparteniamo più a noi stessi ma allo stato, in realtà lo stato ci espone (specie le donne) ad un’enorme insicurezza. Nella città zonizzata in base alle idiozie normative, incluse quelle che tu hai citato, le strade sono sempre meno vissute ed esposte al pericolo. La viglianza spontanea e naturale – che nella città consolidata veniva garantita dal commercio al dettaglio e dai laboratori artigianali lungo i marciapiedi – oggi è rimpiazzata da una viglianza armata, insufficiente, costosa e inaccettabile.
    Quasi la totalità degli stupri vigliacchi degli ultimi anni si è registrata in “nuovissimi” quartieri residenziali caratterizzati da case poste al centro di un lotto recintato (con o senza giardino) … ricordo le interviste alle persone del quartiere romano dove due estati fa venne arrestato lo stupratore seriale, la risposta tipo era: “qui è tutto nuovo, pensavamo di essere al sicuro … e invece!” … è sicurezza (o è urbanistica) questa?

    • Pietro Pagliardini ha detto:

      Il professore ha dato dignità di post ad un mio commento figlio di un incubo notturno, e gli incubi non sono ragionati, vengono e basta. Troppe cose mancano, Ettore. Purtroppo, però, troppe cose ci sono.
      Ciao
      Pietro

  2. Pietro Pagliardini ha detto:

    professore, ho aspettato un momento di lucidità per leggere quell’estratto di Regolamento Edilizio che lei ha inserito a completamento del mio commento-post, ma, nonostante l’attimo fuggente colto in tempo, non ci ho capito molto, se non che il Sindaco può derogare alla oscura regola con qualcosa di compensativo, a condizione che si proponga una buona soluzione architettonica.
    Dico la verità, a parte la tortuosità della norma (anche per la mancanza della premessa), il fatto che si ammettano deroghe finalizzate alla qualità, mi sembra già un bel passo avanti, un ossequio al principio di realtà, una bella eccezione.
    Saluti
    Pietro

I commenti sono chiusi.