STUDIARE ARCHITETTURA? …

aldofree commented on “One flew over the cockoo’s nest” …

Prefazione a Metropoli per principianti di G. Biondillo

“… Non fate studiare architettura ai vostri figli. Non ne vale la pena.

Vi ritrovereste con dei figli frustrati, incapaci di relazionarsi con il mondo del lavoro: troppo tecnici per gli artisti, troppo artisti per i tecnici, né carne nè pesce, insomma. Se lo fate per il prestigio, meno che meno. Non esiste categoria più bistrattata, sfottuta, derisa: dai padroni di casa, dagli imprenditori edili, dai muratori, dagli ingegneri, dai geometri.
Un icubo.
Tanto ve lo dico subito, il lavoro (di architetto intendo) non lo trova. A meno che non abbiate la pazienza infinita di vederlo leccare i piedi nello studio di qualche affermato professionista per anni. Per dodici-sedici ore al giorno: a tirare linee, a disegnare sempre e solo scale di sicurezza o pozzetti d’ispezione, e tutto gratis o per un ridicolo rimborso spese. Tutto questo per poter mettere sul curriculum, dopo essere stato spremuto come un limone, di aver lavorato per lo stimato professionista. Che non serve a nulla. Perché se si va a fare un colloquio con un altro stimato, stimatissimo professionista, si ritorna nel girone infernale dei pozzetti di ispezione e dei rimborsi spesa ridicoli. E allora si smette di farsi belli di cotanto curriculum e si cerca di tutto; tutto quello che capita diventa ossigeno: e si passa per studi di ingegneria, con i tuoi cugini del Politecnico che ti guardano ridacchiando sotto i baffi, trattandoti come una burba in una caserma punitiva o, peggio, per sperduti uffici di geometri specializzati in pratiche catastali. Che ti chiedono, come al solito, dato che te lo chiedono da anni: “ma sei un architetto di interni o di esterni?”
E tu che proprio non sai rispondere, perché la domanda è assolutamente incomprensibile: dal cucchiaio alla città, ti avevano insegnato in facoltà. L’architetto si occupa di tutto, dal cucchiaio alla città, come si può pensare che uno si fermi agli interni e che un altro si occupi degli esterni? Ma l’architettura non era il gioco sapiente dei volumi sotto la luce del sole? Non era una totalità inscindibile?

Vivo in Italia, nel paese col più alto numero di laureati in architettura d’Europa e col più basso numero di opere edili progettate da architetti, ed ho una vita sola.
Voglio sposarmi, avere dei figli, non posso aspettare per tutta la vita. Il mio diploma di laurea è appeso nel cesso.
Eccomi Italia. Fa di me quello che vuoi.

Gregotti aveva ragione: in Italia l’architettura non è una disciplina meritocratica. Fare architettura è innanzi tutto un privilegio di casta. Non dico che gli architetti italiani famosi nel mondo non siano bravi: alcuni di loro sono di levatura internazionale di qualità eccelsa, almeno un paio sfiorano il geniale. Solo che, semplicemente, a loro è stato permesso di dimostrarlo. Ma che ne è di tutti quelli che a parità creativa non riusciranno nemmeno a fare una villetta in campagna? Che né è di quelli che, dopo anni a disbrigare le pratiche accademiche dei loro baroni, esasperati da quindi anni di precariato intellettuale, mollano tutto e vanno a fare i tecnici comunali?

Se insistete e davvero volete iscrivere i vostri virgulti in quelle bolge dantesche che sono le facoltà di architettura italiane, bè, allora fatelo! Ma fatelo davvero. Perché in fondo, se non siete i genitori ricchi consigliati da Gregotti e se nulla programmate di concreto per il futuro dei vostri figli e siete fervidi credenti nella provvidenza divina, di certo state facendo frequentare loro la più bella delle facoltà universitarie, la più stimolante, la più variegata. Perché l’architettura è una disciplina che si pone in un crocevia dove soffia da una parte il vento della cultura umanistica e dall’altra quello della cultura scientifica e dell’innovazione. Perché un architetto deve sapere di tecnologia, di sociologia, di storia dell’arte, di restauro, di tecnica delle costruzioni, di estetica, di urbanistica, di composizione. Perché è l’ultima disciplina ancora perfettamente rinascimentale, dove tutto rimanda ad un tutto. Di quelli che si laureano pochi faranno la professione, ma tutti sapranno trovarsi un lavoro, qualunque lavoro. Perché la disciplina dell’architettura prevede una flessibilità mentale, una capacità di adattamento alle situazioni, un senso di progetto, che servono a prescindere dal lavoro che stai facendo. […] L’altro grande dono che ti da è lo sguardo. La capacità di interpretare lo spazio, di dialogare con le forme, di comprendere il potenziale iconografico del reale e del virtuale.
Quindi, massì, mandatelo pure vostro figlio a studiare architettura. Fatelo. Impegnatevi a pagare le tasse, il posto letto proibitivo se abitate fuori sede, le copie, le fotocopie, i libri, i programmi cad, le attrezzature, tutto. Fatelo laureare.
Poi però mandatelo all’estero. Che qui non c’è speranza.”

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20 risposte a STUDIARE ARCHITETTURA? …

  1. Pietro Pagliardini ha detto:

    No aldofree, Gregotti è stato molto più preciso e ha detto: “per fare gli architetti bisogna essere ricchi”. E lui lo era e mi auguro per lui lo sia ancora. Ma non sono del tutto certo che abbia incrementato il capitale con il lavoro, nonostante sia Gregotti e non uno dei 150.000
    Saluti
    Pietro

    • MAURO ha detto:

      No carissimo Gregotti, ma per fare gli architetti serve altro:
      – lottare contro gli ordini degli architetti, dove pseudo tali si candidano nelle varie commissioni solo per controllare il mercato e fare i propri interessi;
      – lottare contro professionisti della cippa che lavorano solo per contiguità politica con un quanche tecnico comunale collegato al partito o alla coop di turno;
      – prendere la tessera di un partito;
      – lottare contro geometri che fanno gli architetti (pensando che sia la stessa cosa…), a causa di legislatori (sempre della cippa) che hanno legiferato su tutto, perfino le modifiche costituzionali, perfino le leggi retroattive ed personam-personas, ma non sono riusciti a precisare cosa sia (a parte uan qualche sentenza che nessuno applica….) opere di modesta entità:
      – lottare contro i politici del comune di turno dove un assessore – che nonsa nemmeno parlare in italiano e di certo non ha letto L’Alberti – ti chiede il favore;

      Di certo, se non appartieni a tale cricca, sei puù libero, lavori di meno ma leggi l’Alberti e puoi scrivere così su questo blog, grazie a Muratore….

      Così Gregotti avresti dovuto scrivere sulla nostra professione
      CIAO
      MAURO

  2. ettore maria mazzola ha detto:

    Gregotti ha anche detto che lui “allo Zen non ci vivrebbe perché fa l’architetto e non il proletario!”

    Comunque, restando in tema col post, vi dico “mal comune mezzo gaudio”, lo scorso anno il Washington Post (se non ricordo male) pubblicò un discutibile articolo in cui invitava i genitori a non iscrivere i loro figli nelle facoltà di architettura americane perché, anche lì, la crisi ha portato ad una difficoltà estrema di trovare lavoro … cosa non del tutto vera però: nonostante la crisi, infatti, i nostri studenti della Notre Dame continuano a trovare lavoro con una percentuale altissima rispetto alle altre università, e questo grazie al tipo di architettura che propongono nel loro “portfolio” e alla conoscenza di diverse tecniche di rappresentazione, inclusa soprattutto quella ad acquerello, ma anche per la loro capacità di far coniugare urbanistica e architettura e la capacità di partecipare e gestire delle “Charrettes”.

    Ciao
    Ettore

    • vivalux ha detto:

      Dopo la meravigliosa e “struggente” – si fa per dire – prefazione di Biondillo, attribuire al tipo di architettura, alle tecniche di rappresentazione (l’acquerello! scherziamo vero?) e alle Charrettes un qualche potere taumaturgico rispetto ai mali culturali di questo paese mi pare fuori luogo e fuori tempo.
      Ps: niente di personale contro il povero acquerello. Sigh!

      • andrea ha detto:

        Io mi iscrivo alla scuola del professor Mazzola, parlo bene inglese e (un tempo) acquerellavo niente male. Costa molto? Prendete anche vecchi architetti? Non vedo l’ora di contendere i miei disegni ai ” carrettieri” che me li vogliono strappare.. e ( ri)tornare al futuro rappresentato dalle scuole di Beaux Arts e al diciannovesimo secolo…. Altro che pensione ed Inarcassa…..

  3. ettore maria mazzola ha detto:

    caro Andrea,
    se la cosa ti interessa puoi visitare il sito http://www.nd.edu e prendere in considerazione uno dei due graduate program che sono aperti a tutti i laureati del mondo (due italiani hanno già seguito negli anni scorsi il nostro graduate program) coata, ma ci sono anche delle borse di studio e la possibilità di fare da tutor per l’undergraduate ricevendo un compenso. … visto che oltre al portfolio e al CV occorre avere delle lettere di presentazione, io posso sicuramente aiutarti a fare questo passo

    Caro vivalux,
    che tu ci creda o no, è proprio così, antro che scherzi. La capacità di disegnare a mano libera e ad acquerello all’estero tira moltissimo, così come il saper fare una charrette, se non ci credi non posso farci davvero nulla e, alla fine dei conti a me interessa che i miei studenti abbiano un futuro. Comunque a partire dal 4° anno i nostri studenti seguono corsi di CAD, Sketchup, e tutti i principali sistemi di renderizzazione, in questo modo sono completi, a differenza dei poveri studenti ai quali sembra quasi che matite e pennelli siano tabu

    • vivalux ha detto:

      Caro Ettore, non stento a crederlo. Ma sai com’è….a me poco importa dell’acquerello, della maquette, del rendering (parola orribile), del carboncino, delle parole: sempre di virtuale parliamo. E su questo è bene mettere un punto fermo, altrimenti finiamo con l’essere tutti aspiranti Piranesi. E così non è. La questione posta da Biondillo travalica i confini delle scuole d’architettura, che pure investe giustamente in maniera pesante, per coinvolgere un’ intera società – la nostra – che mostra chiaramente di non aver bisogno di noi e del nostro lavoro. Su questo dato mi interrogo ora, mentre soffocato dal caldo preparo con grande fatica la consegna dei QUINTI NUOVI TIPI di un piano urbanistico e mi comunicano che l’ufficio del Dipartimento che coordina la conferenza di servizi è riuscita a perdersi le tavole dei quarti (10 copie ne avevano, 10!). E siamo solo al sesto anno dal primo protocollo (perchè l’arte del protocollo la conosciamo bene in Eataly). Fichè c’è vita…

      Nota di fondo: sentire un maestro avere a cuore il futuro dei propri discepoli è comunque confortante.
      Notte

  4. ctonia ha detto:

    Accidenti, disegno a mano, che rivoluzione, che sconvolgimento epocale imperdibile!
    Giancarlo Leoncilli nel 1989 quando arrivò a Firenze da Venezia inaugurò il suo corso di Composizione I dicendo agli allibiti studenti di allora che il tema sarebbe stato disegnare pianta prospetto e sezione del San Lorenzo brunelleschiano su fogli di carta Schoeller 100x70cm. Fine. Nel 1989. Nel 2006/2007, suo ultimo anno accademico, ancora e sempre disegno a mano, con il centro parrocchiale a Varlungo. Unico in assoluto a Firenze ad imporre questo vincolo “grafico” a studenti di un corso di progettazione.
    Vedi Ettorino caro, scopritore dell’acqua calda architettonica ed efficace venditore della stessa su questo blog… non dipingevamo quadretti da turista, ma tiravamo sul piano linee astratte “con grafite 36H”, come diceva Leoncilli :) pensando che Brunelleschi ci avrebbe volentieri accolto nel suo gruppo di lobotomizzati dell’architettura.
    baci!
    c

    • MAURO ha detto:

      Cristiano, io conservo gli schizzi di Leocilli come una “terapia”…splendide variazioni da “compositore”, i suoi testi, sono i libri di una vita; le sue lezioni – di vita, ancor prima che di composizione – erano quelle di una Persona tanto colta, quanto mai “professorale”. Consiglierei a chi dispensa solo saccenza, credendo che il suo “acquerellare” a mano abbia a che vedere con la composizione – di essere più umile, di offendere meno e di imparare a confrontarrsi con argomenti e non con un’invettiva che fa solo sorridere.
      MAURO.

    • ettore maria mazzola ha detto:

      Cristianuccio,
      ma se non fai un commento idiota alla settimana stai male?
      Sei davvero patetico, e non capisci il senso delle parole, o meglio lo capisci a modo tuo.
      Peccato che dalle lezioni di Leoncilli tu sia arrivato a progettare col computer chiese a forma di ipermercato o di hangar
      Baci anche a te
      Ettore

      • ctonia ha detto:

        Ettorino Sempre In Piedi, e come faccio a starti dietro se non commento una volta alla settimana le tue isteriche uscite non lobotomiche? Non posso mica lasciare solo l’ottimo Galassi, capace di scrivere l’altro giorno il più sintetico ed efficace ritratto di Ettore Maria Mazzola?
        Nel commentare sei più veloce di Petrolini nella celeberrima scena di Nerone: bravo, grazie! bravo, grazie! Bra.. graz! Br… Gr! B… G! Ti dirò sempre “bravo” finché potrò, è troppo divertente.
        Forse Stefano Serafini stava pensando a te quando ha scritto che ci sono architetti che passano più tempo sul blog che con penna e calama… oh scusa, volevo dire al computer con “i programmi di renderizzazione”.

        Sull’hangar non ho problemi, meglio quello della tua città alla Potemkin.
        Non mollarci, ti prego!
        c

  5. ctonia ha detto:

    Io consiglierei senza dubbio ad un giovane di studiare architettura in Italia. Nessun altro paese è veramente adatto a studiare questa disciplina. Studiare architettura in Italia è come studiare surf in Australia, musica a Napoli, informatica in California, produzione industriale in Germania, agraria a Tel Aviv, enologia a Bordeaux oppure casearia a Parma.
    Ho paura che molti di noi stiano sognando il posto di stato, “a prescindere”.
    Leggere meglio art. 4 Costituzione, grazie.
    Lobotom.te VS
    C

    • vivalux ha detto:

       Mmmm…hai ragione: l’art. 4 della Costituzione. Carino. Pure la Costituzione é carina.
      Io peró suggerisco la lettura de “Il castello” di Kafka: formativo per i giovani aspiranti architetti come per noi, agrimensori fatti, che non smetteremo mai di giocare ai bambini.
      Notte

  6. ettore maria mazzola ha detto:

    cristianuccio-uccio-uccione
    sei davvero un poveraccio-accio-accione. Tu e il tuo maestro Gancarlo che, a tuo avviso avrebbe mi avrebbe ben descritto … peccato che in tanti, che non conosco e ringrazio, gli abbiano fatto notare che ha detto delle idiozie vergognose, ma a te ovviamente la cosa è sfuggita. Mi fai davvero pena

  7. ctonia ha detto:

    Testo di riferimento per noi ex teenager lobotomixs:

    The Ramones

    lobotomy lobotomy lobotomy lobotomy

    ddt did a job on me
    now i am a real sickie
    guess i’ll have to break the news
    that i’ve got no mind to lose
    all the girls are in love with me
    i’m a teenage lobotomy

    slugs and snails are after me
    ddt keeps me happy
    now i guess i’ll have to tell ‘em
    that i got no cerebellum
    gonna get my ph.d.
    i’m a teenage lobotomy

    baci
    c

  8. Alice ha detto:

    Mi trovo un po a disagio con i vostri commenti ma ci tengo a riportare il mio. Che potrebbe risultare banale ma cosi mi sento..
    Questa introduzione è stata una piacevole lettura: reale e concisa.
    Guardare fuori dai confini, invidiare senza veramente cogliere quali sono le differenze che rendono l’estero cosi tanto piü appetibile è un’attività fine a se stessa. Cercare di capire perchè altri paesi lavorano in una direzione migliore della nostra nei confronti di tutti i temi citati sopra allora potrebbe essere interessante.

    Io mi sono laureata in Svizzera e ora lavoro in Svizzera ma sono italiana.
    *Qui la situazione è migliore perchè c’è tanto denaro e perchè questo denaro viene gestito con una mentalità democratica, comunitaria e “onesta” non buttato via.
    *Qui ogni individuo (indipendentemente dalla sua classe sociale) è informato in modo (piu o meno) neutrale, trasparente e a 360°. Qui l’architettura non è un tabü, è un argomento come il calcio, la cucina o il gossip. Di conseguenza l’architettura di qualità è premiata come sono premiati i bravi stilisti, artisti, scienziati, calciatori o cuochi che siano. Chiaro.. c’è tanto schifo anche qui ma questo è un problema di decadenza concettuale globale.
    *Qui nessuno ti chiede: “ma sei un architetto di interni o di esterni?” perchè sanno cosa vuol dire fare l’architetto, conoscono cosa vuol dire e a cosa serve un architetto.
    *Qui un giovane laureato come me viene assunto come tale, sicuramente “sfruttato” ma perchè è anche giusto farsi la gavetta ma poi premiato con uno stipendio che ti permette di iniziare ad imparare cosa significa vivere all’interno di una società che ti garantisce un’educazione/informazione/supporto che permette ad essa di sopravvivere e di conseguenza dare le stesse opportunità a ruota.
    Qui c’è una professionalità ed un rispetto per il lavoro degli altri incredibile. Qui non si perde tempo in bla bla bla che non portano a niente, non si rimane in un posto di lavoro per scaldare la sedia, non si prende in giro nessuno a priori.
    Qui si decide e si fà senza pagare mazzette inutili. Anche qui ci sono le raccomandazioni.. ma sono serie. Il cugino dell’amico del nipote è una persona serie che ha voglia di fare, pensare, lavorare e si merita di essere raccomandato. Qui non ti raccomanda nemmeno tuo padre se sei uno scansafatiche o non sei preparato o non hai le capacità.

    Mi fermo qui.. ma potrei continuare, continuare, continuare..

    Mi piange il cuore ogni volta che provo a lavorare con l’Italia rendermi conto che semplicemente non sia possibile perchè qualsiasi cosa è semplicemente troppo assurda o troppo complicata.
    Ho partecipato ad un concorso dove hanno dimezzato il montepremi per pagare una giuria che dopo 4 mesi dalla consegna non si è ancora riunita.
    Mi piange il cuore sentire la gente qui che dice: ahhh l’italia.. un paese bellissimo dove ci si puö solo che andare in vacanza.

    Noi italiani dobbiamo metterci in testa di iniziare a fare le cose fatte bene, con semplicità e con quella sana genuinità che ci rappresenta e che è tanto apprezzata all’estero, premiando la qualità ed escludendo coloro che fanno i furbi alle spalle di tutti.
    MI sembra di dire sempre le solite cose che tutti sappiamo ma che, non si sa per quale motivo, nessuno le mette in pratica.

    Peccato.

    Alice

    • ettore maria mazzola ha detto:

      In Italia, purtroppo, il provincialismo di tanti architetti li porta ad invidiare altri Paesi perché mostrano un’immagine di paesi dove la nostra professione la faccia da padrona, questa invidia però, spesso e volentieri non corrisponde alla realtà dei fatti, e questo sistema, Svizzera a parte, a lungo andare tende a mostrare le sue falle (a carico dei contribuenti).
      Ergo, prima di dire che “l’erba del vicino sia sempre la più verde”, proviamo a vedere se il vicino quell’erba se la fumi e vada fuori di capoccia senza punto riflettere

  9. vivalux ha detto:

    Gli italiani, NOI italiani, non siamo né semplici né genuini e purtroppo non lo siamo mai stati. Storicamente non potevamo esserlo e da un certo punto di vista questo è un bene, altrimenti il nostro paese non avrebbe prodotto quello che di grande ha prodotto nei secoli. Siamo dei lestofanti da sempre armati (da qualcun altro), magari contro il nemico sbagliato ma convinti così di far salva la nostra pelle. Che è la cosa più importante. In Italia.

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