ROVINE ROMANE …

Ettore Maria Mazzola commented on NEWS FROM RUSTBELT …

“cose che James Howard Kunstler aveva previsto – anche se parzialmente già accadute – nel suo splendido “The Long Emergency”, tradotto in Italiano come “Collasso” (sottotitolo: “come sopravvivere alla fine dell’era del petrolio a buon mercato”) e edito da Nuovi Mondi … e da noi c’è ancora chi promuove i grattacieli, i centri commerciali e le città disperse. Alla conferenza sui grattacieli, quando ho elencato i fallimenti e ne conseguenze nefaste di questo modo di concepire l’architettura e l’urbanistica il progettista di uno dei grattacieli dell’EUR mi ha anche dato del menagramo … non c’è più sordo di chi non vuol sentire!”

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12 risposte a ROVINE ROMANE …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    complimenti per questa foto. che esprime in tutta la sua crudezza l’abominio di questo luogo

  2. MAURO ha detto:

    Brev Ettore
    Quanto ai centri commerciali, prova a venire in emilia, te lo spiegano le coooooooooop, purtroppo.
    MAURO

  3. ettore maria mazzola ha detto:

    Purtroppo, caro Mauro, Coop o non Coop, qui a Roma la situazione non è migliore … come nel resto d’Italia infatti, le ultime amministrazioni credendo di poter far cassa hanno rilasciato concessioni a go-go, e siamo arrivati a 22 centri commerciali che ben presto, “grazie” ad Alemanno, arriveranno a quota 38!
    Con il risultato che la vita per strada risulterà sempre meno sicura, e le spese per l’amministrazione saranno molto maggiori del denaro incamerato con le concessioni … ma evidentamente a loro sta bene così.
    Per essere più chiaro su questo argomento, ti segnalo il link a ciò che ebbi modo di scrivere lo scorso gennaio:
    http://www.de-architectura.com/2012/01/scelte-urbanistiche-romane-e-centri.html
    Ettore

  4. stefano nicita ha detto:

    ho sentito dire recentemente che le amministrazioni hanno bisogno degli oneri concessori per la spesa corrente e così rilasciano concessioni…

  5. Azigmut ha detto:

    Meno male che il paracarro nasconde l’abominio peggiore di questo luogo ovvero il centro commerciale EuRoma2.

  6. Pietro Pagliardini ha detto:

    La cosa stupefacente è che già nel 1961, 51 anni fa, un non architetto, Jane Jacobs, aveva già detto praticamente tutto quello che c’era da dire sulla città moderna. Una giornalista, non un’urbanista in senso tecnico. E non è che abbia scritto un libro solo per sè e nessuno lo abbia conosciuto. In Italia è stato pubblicato da Einaudi nel 1969, ma mi sa che lo hanno letto in pochi, o non lo hanno capito, o, più probabile, non lo hanno voluto capire.
    1969: l’anno dopo entravo all’università, allora tempio del casino più che della cultura: a me non l’ha mai proposto nessuno nei cinque anni successivi. E’ stato un libro di successo e lei è stata un personaggio molto noto, anche per la sua opposizione alla guerra in Vietnam. Una vecchietta sorridente (ma prima di essere vecchia, anche lei, come Vienna, è stata giovane) che girava e osservava i comportamenti delle persone in relazione ai luoghi. E ne traeva conseguenze di una logica stringente, di una semplicità straordinaria e di una verità evidente.
    E qui ancora si fanno centri commerciali, si cerca di entrare nella vertigine del grattacielo e di strade non se ne parla se non … per le buche e le contravvenzioni.
    Siamo davvero una società inerte, in tutti i suoi significati, primi e secondi.
    Saluti
    Pietro

    • ettore maria mazzola ha detto:

      caro Pietro,
      è un bene che tu abbia fatto riferimento all’illuminante testo della Jacobs, ed alla sua data, perché stiamo parlando degli anni in cui, alcuni illuminati docenti universitari e direttori di Casabella, ovvero persone che avrebbero dovuto conoscere quel testo prima degli altri, concepirono lo ZEN di Palermo!
      Lo ZEN infatti, benché Gregotti & co. continuino a sostenere la sua perfezione a livello progettuale e le responsabilità di terzi sul fallimento sociale ed economico che ne è venuto fuori, prevedeva una concezione di città assurda!
      Non meravigliamoci se poi questi stessi personaggi oggi risultino favorevoli a grattacieli e/o centri commerciali: se non si aggiornavano da giovani, figuriamoci da anziani!

      • valerio ha detto:

        in realtà lo Zen è del 197O, in quegli anni Gregotti era si professore universitario mentre direttore di Casabella lo sarebbe diventato solo 7 anni più tardi. Solo per precisare le date tutto qui.

  7. ctonia ha detto:

    A Barcellona ho visitato una parte del quartiere vicino al politecnico (quello dalla parte opposta alla facoltà di architettura, dall’altro lato della diagonal), ci sono i tipici stecconi alti modernisti etc etc, ma mi è parso che a) fossero costruiti benissimo (in uno ebbi l’occasione di entrare e visitare un appartamento: edificio splendido tutto bianco, alla Sert o giù di lì, e appartamento ancor più), b) il quartiere è piacevole, alberato, molto molto decoroso malgrado le strade larghe e ampie e non certo deserte di veicoli.
    Suppongo che sistemazioni simili siano molto frequenti in Europa e Stati Uniti, e allora una domanda banalotta ma dopo tutto non troppo: non è che siamo noi a non saper costruire, mantenere, civilmente realizzare e tenere in vita quartieri ad un giusto livello di decoro? Non saremo per caso noi in Italia ad aver copiato malamente solo alcune forme del Moderno ma senza averne tratto le conseguenze più ampie e strutturali, così come invece nel quartiere barcellonese o in tanti altri in Olanda, Svezia, Inghilterra, Svizzera…
    La torre di Purini può non piacere, e a me non piace, ma i giudizi di gusto non fanno la città. A noi mancano quartieri dove le formine degli architetti siano parti di un sistema vivo e mantenuto sempre in vita ogni giorno grazie alla buona amministrazione, ai cittadini, alla forza della legge e della coscienza civica.
    Noi non sappiamo più costruire città e quartieri vivibili: questo è un dramma pazzesco se ci pensiamo… Di forme e di stili compositivi ne abbiamo quanti ne vogliamo, e sinceramente arrivo a pensare che uno valga l’altro, mi interessa vedere un edificio e quindi un quartiere realizzato con un alto livello di qualità costruttiva, fatto di materiali buoni messi in opera senza rubare, il resto non conta.
    Apri le riviste, navighi su internet, fai un viaggio, e vedi che mediamente i quartieri in Spagna, Francia, Germania, Inghilterra, Nord Europa, sono migliori dei nostri. Natalini ha costruito in Olanda, qualcosina in Italia, ma fatevi dire perché lassù è riuscito a costruire dei quartieri e quaggiù no: mica per questioni di stile… che del resto da quelle parti considerano sino ad un certo punto, eclettici come sono.
    Monti ha detto che per la Germania l’economia è una branca della filosofia morale. Benissimo. Cerchiamo di imitare i tedeschi in questo (magari lasciando stare il resto :)): progettare, costruire, amministrare con coscienza, pensando ai tempi lunghi cioè ai decenni e ai secoli, e senza rubare. Noi architetti possiamo fare la nostra parte (però selezionateci bene, nel merito, grazie), ma tutto il nostro sapere è vano senza il resto, il miglior edificio farà schifo e si rovinerà presto se posto nel deserto di una amministrazione pubblica impegnata in tutto tranne che nel perseguire il bene comune.
    Bene, dopo questo predicozzo vi benedico e vi auguro buona cena :))
    cristiano

    • Michele Granata ha detto:

      E’ vero
      Questi sono i veri problemi:

      I’assenza del verde pubblico
      La circolazione automobilistica
      Il parcheggio selvaggio
      Il degrado
      L’ineducazione
      La sporcizia
      I graffiti
      La droga
      L’assenza degli organi pubblici
      L’inciviltà
      La delinquenza…………

      Eccetera, eccetera, eccetera

      Prima bisogna risolvere questi problemi e poi, solamente poi, si potrà cominciare a parlare di Architettura.

      Pensare di risolvere i problemi, anche parzialmente, cambiando l’estetica dei fabbricati per me è solo utopia.

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