A PRESCINDERE …

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3 risposte a A PRESCINDERE …

  1. Nikos Salingaros ha detto:

    Masochisti… di buon gusto… tutt’una casta indottrinata… andiamo da de Sade al Bauhaus. Per finire come ha detto bene Michel Foucault. Il potere di convincere la gente di far male alla sua propria schiena e al sedere, ma “soffrire è gioia”!

  2. Vittorio Corvi ha detto:

    Nikos, in Italy we usally say:
    “Chi bello vuole apparire, un poco deve soffrire”
    Pensa che i miei figli son costretti a girare per casa col casco (ho paura soprattutto che si squartino le testoline con le “Lama” di Gio Ponti…)

  3. sergio 43 ha detto:

    Queste due poltrone le conosco, una molto bene essendo ancora in famiglia, l’altra soltanto vista sui libri prima che, per la prima e unica volta, mi ci sedessi sopra. Della prima ho il vivo ricordo di quando, sdraiato comodamente su uno dei braccioli, il braccio intorno al collo di mio padre, lo ascoltavo mentre, battendo il palmo della mano sull’altro bracciolo a mo’ di tamburo, cantava per mio divertimento nenie arabe che aveva appreso negli anni giovanili trascorsi, prima dell’ultima guerra, in Somalia. Adesso ci faccio delle altrettanto comode pennichelle pomeridiane, le gambe allungate sul puff. L’altra invece l’incontrai quando una società cinematografica che aveva fornito fino ad allora tutto l’occorrente, mobili, soprammobili, armi bianche e non, ecc. ecc. ecc., agli scenografi e arredatori di Cinecittà, aveva deciso di chiudere l’attività mettendo all’asta la messe enorme dei suoi magazzini. Ci andai incuriosito e….,avete presente la grotta di AliBabà? Nei vasti spazi c’era di tutto! Dall’elmo dei legionari agli archibugi, dalla sedia curule alla credenza fiorentina, dalle alabarde ai lampadari, riconobbi pure un centro-tavola in ceramica bianca che avevo visto in un film di Totò dato qualche tempo prima in televisione ma la signora con cui entrai in gara ne aveva più desiderio di me. Medioevo, mobili veneziani, modernariato, Art Decò, una lounge-chair lecorbuseriana e una “sedia rossa e blu”. Oh! “Proviamola finalmente!”, mi dissi. Ergonomia allo stato puro! Seduta, schienale e braccioli di giusta inclinazione. Nessuna polverosa imbottitura e semplici tavole da ripassare con uno straccio! Innocenti colori come quelli dei legnetti per le costruzioni dei bambini. Sì, vabbè! Ma, dopo il primo desiderio, la domanda: “Dove la mettevo? Magari avessi avuto una terrazza o un porticato!”. L’unico difetto era quello: Sedia o scultura? Ma per il resto il “sedervi era una gioia”!

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